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    La nuova vita dell’ASPRIA Tennis Cup

    Il finalista e vincitore del torneo di MIlano 2022

    Per la prima volta, l’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS si giocherà nella prima settimana di Wimbledon, garantendo un netto miglioramento del campo di partecipazione. Lo pensa anche Umberto Rianna, che a febbraio approvò l’idea mentre era con Berrettini all’ASPRIA Harbour Club.
    Una scelta importante, fatta per crescere ancora dopo sedici edizioni di successo. Per la prima volta dal 2006, l’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS cambia data e cresce di montepremi. Un cambiamento piccolo ma significativo: storicamente collocato nella settimana delle qualificazioni di Wimbledon, quest’anno l’ATP Challenger di Milano, evento realizzato con il contributo della Regione Lombardia, si giocherà dal 2 al 9 luglio, in concomitanza con la prima settimana dei Championships. Sette giorni che cambiano tutto, perché – per la prima volta – Milano potrà intercettare giocatori solitamente impossibilitati a venire, elevando il livello medio del campo di partecipazione. Una scelta fortemente voluta dal direttore del torneo Massimo Lacarbonara e dal presidente del comitato organizzatore Carlo Alagna, e condivisa da Umberto Rianna, responsabile degli Over 18 per conto della FITP (con cui il torneo condivide una proficua collaborazione). Parlando con i responsabili dell’Harbour, il noto coach campano ha subito approvato l’idea, affermando che la prima settimana di luglio avrebbe garantito un sontuoso upgrade al torneo. È questa la novità più importante di uno degli ATP Challenger più longevi, che quest’anno farà parte della categoria “75” e metterà in palio un montepremi di 73.000 euro. L’ultimo ricordo è la vittoria di Federico Coria: lo scorso anno, l’argentino fece valere lo status di testa di serie numero 1 e vinse in finale contro il rampante Francesco Passaro.
    DOPPIO A INVITI PER GIORNALISTI E MANAGERLo stesso 22enne perugino fa parte di una lunga lista di giovani italiani in rampa di lancio, come evidenziato dai risultati degli ultimi mesi. Confermato il programma di un torneo dallo staff organizzativo ormai consolidato, supportato da un club abituato ai grandi eventi come l’ASPRIA Harbour Club di Milano, che quest’anno celebra il trentennale e in questi giorni sta ospitando alcuni match del Torneo dell’Avvenire. Come sempre, l’organizzazione Makers è molto attiva nella creazione e nella gestione di eventi speciali che renderanno il torneo ancora più coinvolgente per pubblico e giocatori. Una delle nuove iniziative (ma ve ne sono molte altre) riguarda un torneo di doppio (a inviti) riservato a giornalisti e manager d’impresa, in programma nel pomeriggio di venerdì 7 luglio (a partire dalle ore 16). L’iniziativa ha già riscosso un grande successo, non solo perché in palio c’è un premio super: un volo “La Compagnie” andata e ritorno per due persone con destinazione New York in only business.
    SOSTENIBILITÀ E TICKETINGConfermando una storia che vede il torneo sempre molto attento all’ambiente, l’edizione 2023 avrà una bella novità. Presso l’Aspria Harbour Club Milano saranno a disposizione numerosi erogatori d’acqua e borracce ecologiche BCS che ricalcheranno quanto accaduto al recente Roland Garros: in questo modo, giocatori, accompagnatori e staff potranno ridurre esponenzialmente il consumo di plastica, nel rispetto della policy dell’Assessorato allo Sport di Regione Lombardia, pienamente condivisa dal title sponsor BCS. L’ingresso per il pubblico sarà gratuito fino a giovedì 6 luglio, poi ci saranno più opzioni per il weekend, dal biglietto tradizionale al nuovo VIP Pack: si tratta di tagliandi pregiati che garantiranno agli ospiti un’accoglienza dedicata, un gadget speciale e una visione privilegiata a due passi dal campo. Tutti i tagliandi sono disponibili su TicketOne. Tutto questo è l’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS, l’evento che sa combinare grande tennis e intrattenimento, il tutto in un contesto spettacolare. L’appuntamento è domenica 2 luglio, con i primi match delle qualificazioni.
    (Clicca per vedere l’entry list) Challenger Milano (MD) Inizio torneo: 03/07/2023 | Ultimo agg.: 15/06/2023 17:45Main Draw (cut off: 202 – Data entry list: 12/06/23 – Special Exempts: 0/0)

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    La volta buona di Federico Coria

    Mario Salmeri (presidente di Vista Vision), Giuseppe Fumagalli (presidente BCS), Francesco Passaro, Federico Coria e Roberta Minardi (general manager di ASPRIA Harbour Club) – Foto Francesco Peluso

    Sconfitto in finale dodici mesi fa, Federico Coria si toglie la soddisfazione di vincere l’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS. Fa valere l’esperienza contro un ottimo Francesco Passaro, che recrimina per i due setpoint sciupati nel primo set. “Non ero convinto di allenare Federico, poi ho deciso di provare e sono molto soddisfatto” dice coach Schneiter, che svela: “Amo allenare giocatori che mi seguono e ascoltano”.
    Lo voleva a tutti i costi, questo titolo. Nonostante abbia giocato a meno di 24 ore dall’esordio sull’erba di Wimbledon, Federico Coria ha giocato l’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (45.730€, terra battuta) al massimo della motivazione. La finale persa dodici mesi fa non gli era andata giù, così si è preso la rivincita più bella battendo in finale un combattivo Francesco Passaro col punteggio di 7-6 6-4. Capita raramente che la finale sia la partita del torneo, ma in questo caso è stato certamente così. Il perugino è sceso in campo con le idee chiare: spingere con criterio, evitare il più possibile la ragnatela di palleggi di Coria ma senza andare fuori giri, come invece era accaduto a Shevchenko in semifinale. Nel primo set giocava alla pari, forse meglio, del suo avversario. Aveva una palla break sul 2-1 e – soprattutto – vedeva passare il treno buono sul 5-4 e 15-40 sul servizio di Coria. Sciupati i due setpoint ha retto fino al tie-break, ma qualche giocata un po’ avventata e l’impressionante solidità dell’argentino gli hanno fatto perdere sei punti di fila (da 2-1 a 2-7). Perso il primo set, Passaro ha continuato a lottare e ha tenuto bene fino al 4-4, ma quando ha servito per rimanere nel match è andato un po’ in confusione e ha ceduto il servizio in quello che è stato l’unico break della partita. La differenza tra i due è stata tutta qui, nella gestione dei momenti importanti, non certo nel gioco. A sostenere Federico Coria c’era coach Andres Schneiter, allenatore top per un giocatore che top non lo è ancora, e probabilmente non lo diventerà. Ma il lavoro con “Fefo” è straordinario: portarlo a ridosso dei top-50 è stato un ottimo traguardo. D’altra parte, in diciassette anni di attività Schneiter ha portato undici giocatori tra i top-100 con alcuni capolavori, come Mariano Puerta top-10 e Cristian Garin tra i primi venti.
    BELLA ATMOSFERA“Le finali portano sempre un po’ di tensione extra – dice Schneiter, soprannominato “Gringo” per i capelli biondi e gli occhi azzurri – Francesco non voleva palleggiare troppo e ha evitato scambi troppo lunghi. Per un po’, la palla gli è rimasta dentro. Federico era teso perché non è riuscito a fare subito la differenza come gli era riuscito nei match precedenti. Credo che a questo livello abbia una solidità maggiore rispetto agli altri, ed ero convinto che nel corso della partita Francesco commettesse qualche errore in più, invece ha lottato fino alla fine e abbiamo dovuto aspettare l’ultimo game per vedere un calo”. Secondo Schneiter, il momento chiave della partita sono stati i due setpoint annullati nel primo set. “Lo avremmo potuto perdere, invece portarlo a casa è stato cruciale – continua – nel secondo abbiamo cambiato leggermente il modo di giocare, in tanti scambi Federico ha preso in mano lo scambio con il dritto. E la partita è stata un po’ diversa”. Si è giocato in un clima fantastico: il Centrale dell’ASPRIA Harbour Club era esaurito, con oltre 300 appassionati che hanno affollato le tribune: e se Passaro era il più sostenuto, c’era un gruppetto di tifosi di Coria, molto rumorosi. Dopo il matchpoint, l’argentino li ha premiati lanciando la racchetta nella loro direzione. A 30 anni, l’argentino non può certo sperare di eguagliare i successi del fratello, ma è diventato un giocatore credibile, uno che può dire la sua anche nel circuito maggiore. “L’anno scorso avevamo l’obiettivo di chiudere tra i top-100 ATP, quest’anno volevamo giocare solo grandi tornei – continua Schneiter – vorremmo vincere un torneo ATP ma l’idea è costruirsi una classifica tale da giocare sul cemento senza pensieri e senza l’ansia di fare punti. Giocando di più sul cemento si impara, e si migliora”.
    LE AMBIZIONI DI CORIACiò che non manca a Coria è l’ambizione: Schneiter è un allenatore di prima fascia, uno che potrebbe ambire a giocatori di classifica ancora più alta. E allora gli abbiamo chiesto perché ha accettato di allenarlo. “Lui voleva a tutti i costi giocare nel circuito ATP – racconta il “Gringo” – quando lavoravo con Garin e Londero lo seguivo da fuori, e quando ho chiuso la partnership con Garin lui mi ha voluto a tutti i costi. Non ero molto convinto, gliel’ho detto perché ci conosciamo bene e sapeva che magari avrei preferito un altro giocatore, ma alla fine abbiamo deciso di provare”. I risultati sono dalla loro parte, e Schneiter è soddisfatto “Raggiungere un best ranking al numero 52 è buono, lui non se lo aspettava. Adesso però proveremo a fare meglio. Lavoro anche con Hugo Dellien, appena rientrato tra i top-100. Mi piace allenare tennisti che ascoltano a seguono le mie indicazioni: in passato mi è capitato di lavorare con qualcuno che non aveva troppa voglia di ascoltare, e questo non mi piace. Al contrario, mi gratifica molto aiutare i miei giocatori a superare il limite. Certo, mi piacerebbe avere un top-10 o un top-20, ma magari in futuro succederà. Direi che l’esperienza non mi manca”. Lo dice mentre lui è il suo giocatore hanno già un piede sull’aereo che li porterà a Londra, laddove proveranno a sfruttare la fiducia accumulata a Milano, sia pure su una superficie completamente diversa. Va così in archivio, con il successo di Federico Coria (terzo argentino a vincere dopo Delbonis e Pella), la sedicesima edizione dell’ASPRIA Tennis Cup. Un torneo che si fa forte dell’esperienza e su una macchina organizzativa più che collaudata. Oltre alla perfetta riuscita della vicenda agonistica, il ritorno degli eventi collaterali (gli ormai storici aperitivi in terrazza, organizzati dagli sponsor) ha reso ancora più piacevole una settimana di successo, anche in termini di pubblico. E gli appassionati milanesi hanno scoperto un ragazzo di cui sentiremo parlare, e che si è fatto ben volere sin dal primo giorno. Non è detto che Francesco Passaro rigiocherà questo torneo, ma è certo che la sua stella ha iniziato a brillare proprio a Milano. “Sei un grande giocatore, ma una persona ancora migliore” ha detto Coria durante la premiazione. Sipario, in attesa dell’edizione numero diciassette. Il 2023 è già stampato nella bacheca con l’albo d’oro del torneo, appesa nel tunnel dell’ASPRIA Harbour Club. Ma adesso è tempo di inserirci il nome di Federico Coria.
    ASPRIA TENNIS CUP – TROFEO BCS (45.730€, terra battuta)Finale SingolareFederico Coria (ARG) b. Francesco Passaro (ITA) 7-6(2) 6-4 LEGGI TUTTO

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    A Milano sarà ancora Italia-Argentina (con il programma di domani)

    Francesco Passaro ITA, 2001.01.07 – Foto Francesco Peluso

    Nel 2021 fu Gian Marco Moroni, stavolta sarà Francesco Passaro a sfidare Federico Coria, favorito dell’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS. Il perugino conferma l’ottimo momento, sfibrando Marozsan dopo appena un set. Coria arriva in finale con appena dieci game persi. “I miei progressi sono merito di coach Schneider: ha svegliato qualcosa che era nascosto in qualche angolo della mia mente”.
    Come dodici mesi fa, l’atto finale dell’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (45.730€, terra battuta) vedrà di fronte un italiano e un argentino. Se l’anno scorso fu Gian Marco Moroni a fermare la corsa di Federico Coria, stavolta ci proverà il 21enne Francesco Passaro. “In questo periodo mi sta riuscendo un po’ tutto” ha detto il perugino durante la settimana milanese, confermandolo nella seconda semifinale. Una vittoria per 7-5 6-1 ha interrotto la corsa di Fabian Marozsan, proveniente dalle qualificazioni. L’ungherese ha giocato un buon primo set, in cui ha provato a stimolare Passaro dal lato sinistro, laddove è meno sicuro. Ma l’azzurro sbaglia poco e riesce e giocare soprattutto con il dritto, colpo che in grado di giocare a occhi chiusi. Passaro teneva un complicato turno di battuta nel secondo game della partita (20 punti e tre palle break annullate), poi scappava via nel gioco successivo. Resisteva fino al 5-3, poi veniva ripreso al momento di servire per il set (nonostante un setpoint nel decimo game). La partita si decideva negli ultimi due game del primo set: entrambi andavano ai vantaggi, entrambi andavano all’italiano, che le prossima settimana parteciperà ai Giochi del Mediterraneo, in Algeria.
    TOP-200 NEL MIRINOQuando Marozsan incassava il break all’undicesimo game scaraventava una pallina verso la palazzina dell’ASPRIA Harbour Club. Era il segnale di resa. Nel secondo set, infatti, sparacchiava una palla dopo l’altra e si arrendeva in appena 29 minuti, regalando a Passaro la terza finale negli ultimi due mesi. A San Remo si era arreso a Holger Rune, a Forlì a Lorenzo Musetti. In entrambi i casi ha dato battaglia, aggiudicandosi un set. Contro Coria partirà sfavorito, ma ha già dimostrato di poter battere un giocatore di questo livello. A Forlì, per esempio, ha vinto una grande partita contro Jaume Munar. Sarà la base da cui partire per cercare di regalare all’Italia il quinto successo all’ASPRIA Tennis Cup dopo quelli di Alessio Di Mauro (2009), Filippo Volandri (2013), Marco Cecchinato (2016) e Gian Marco Moroni (2021). Già certo di salire al numero 218 ATP, in caso di vittoria, Passaro entrerà tra i top-200 ATP. Soltanto qualche settimana fa sembrava un traguardo inimmaginabile.
    FEDERICO CORIA: “GRAZIE GRINGO”Dalle sue parti si usa la parola “contundente” per definire la bontà di una prestazione. E non c’è dubbio che la settimana di Federico Coria sia straordinaria. “È sicuramente la prima volta che arrivo in finale perdendo dieci game in tutto il torneo – racconta – la verità è che sto giocando un tennis solido, spero di proseguire su questo cammino e che domani sia uguale, in modo da ottenere il titolo che mi è sfuggito l’anno scorso”. Battendo 6-4 6-1 il rampante Alexander Shevchenko, allievo di Gunther Bresnik, l’argentino ha raggiunto la seconda la finale all’ASPRIA Harbour Club, e anche stavolta se la vedrà con un giocatore italiano. Per lui sarà la partita numero 801 nel circuito professionistico dopo aver fatto cifra tonda in una partita dominata nel secondo set dopo un primo “a fisarmonica”: 2-0 Coria, 2-2, 4-2, 4-4 e poi 6-4 per l’argentino. Il forcing vigoroso ma disordinato di Shevchenko si è scontrato con l’impressionante fase difensiva di Coria, che magari non sarà forte come il fratello maggiore Guillermo, ma è davvero complicato da sfondare. “800 partite? Non conoscevo questo dato… sono davvero molte!” ha detto Coria, che a Milano è accompagnato da Andres Schneiter, detto El Gringo, ex buon doppista che è considerato un coach di prima fascia in virtù dei grandi risultati ottenuti con Mariano Puerta (finale al Roland Garros) e Cristian Garin (portato tra i top-20). “Ha fatto in modo che avessi fiducia in me – dice Coria – ha svegliato qualcosa che era nascosto in qualche angolo della mia mente, prima non avevo fiducia nel mio tennis. Mi ha fatto scoprire il mio lato competitivo e adesso credo di essere un giocatore difficile da battere, molto fisico, che costringe l’avversario a giocare sempre una palla in più. Buona parte della mia crescita è dovuta a lui”. In effetti è ormai stabile tra i top-100, ha giocato una finale ATP (Bastad 2021), due semifinali e cinque quarti.
    L’AMATA TERRA BATTUTANiente a che vedere con i tanti anni trascorsi nel circuito ITF, a caccia di un salto di qualità che non arrivava mai. Per questo ha giocato il 95% (754) delle sue partite sulla terra battuta. “Prima di essere un giocatore da Challenger preferivo la terra battuta, per un argentino è normale perchè da noi non ci sono campi in cemento. Ma se continuo a migliorare in classifica giocherò di più sul cemento, sia negli Stati Uniti che in Australia”. A quel punto interviene proprio Schneiter, seduto accanto al suo allievo durante la chiacchierata. “La statistica fa impressione, ma è così perché lui ha impiegato molto a diventare top-100. Se ci arrivi a 20-21 anni come ha fatto Sebastian Baez è molto diverso. Se sali in classifica, è il circuito a portarti a giocare molto sul cemento” Bene, ma l’idea di coach Schneiter è di farlo giocare di più sul duro? “Sicuro. Noi vogliamo assolutamente migliorare sul cemento, ma ogni tanto bisogna tenere conto delle situazioni: per esempio, in queste settimane abbiamo saltato l’erba perché l’anno scorso aveva raccolto molti punti in questo periodo, quindi era un discorso di classifica. Però l’idea è farlo crescere sul cemento”. La domanda sulle superfici era anche in chiave Coppa Davis, visto che l’Argentina è inserita nel girone dell’Italia alle Davis Cup Finals. Dal 13 al 18 settembre, l’albiceleste sfiderà anche gli azzurri sul cemento indoor di Bologna. “Per essere convocato dovrò fare buone cose sul cemento americano per complicare la vita al capitano, che è anche mio fratello – riprende la parola Coria – in questo momento ci sono giocatori che stanno facendo meglio di me come Schwartzman, Baez e Cerundolo. Per entrare in squadra devo giocare bene, altrimenti darò il massimo sostegno da fuori”.
    NIENTE PIÙ FANTASMIAvendo citato il fratello, è inevitabile ricordare le difficoltà di inizio carriera, quando Federico era travolto dal paragone con Guillermo, numero 3 ATP e finalista al Roland Garros. Per lui, il paragone era quasi una tragedia. “Mio fratello rappresenta molto nella mia vita, ed è vero che ero nervoso sul campo da tennis per il solo fatto di essere suo fratello. Mi succedeva da piccolo, quando muovevo i primi passi nel professionismo e non volevo tutta quell’attenzione. Oggi ho 30 anni e sto facendo il mio cammino, mi sono lasciato tutto alle spalle e non mi dà più alcun fastidio”. La sensazione è che tanta gavetta abbia rafforzato corpo e spirito di Coria, e che il meglio della sua carriera debba ancora venire. Quando gli abbiamo chiesto quanto tennis gli resta davanti, ha risposto con decisione: “Toccando ferro, fisicamente sono integro e mi sento molto giovane. In fondo sono entrato tra i top-100 a 28 anni e ho molta fame. Mi sento come se ne avessi 25, quindi credo di avere almeno altri 5-6 anni di carriera”. Quanto ai sogni, non dimentica le origini e i tanti anni nelle retrovie, dunque vola basso: “Mi piacerebbe entrare tra i top-50”. Soltanto quello? “Beh, sarebbe spettacolare arrivare nella seconda settimana del Roland Garros, poi sarebbe incredibile vincere un torneo ATP: in fondo ho già giocato una finale e due semifinali, prima o poi arriverà il momento. Adesso voglio vincere a Milano e presentarmi al massimo nei tre tornei estivi sulla terra: Bastad, Amburgo e Kitzbuhel”. Wimbledon non lo menziona neanche, anche se lunedì esordirà contro Jiri Vesely. Ma verrà il tempo anche per quello. Archiviato il torneo di doppio con la vittoria del duo italo-brasiliano Darderi-Romboli (è il loro secondo titolo consecutivo dopo quello ottenuto a Parma), l’atto finale del torneo milanese si terrà domenica alle 16.30. L’ingresso costerà 18 euro (biglietti disponibili su Ticketone, ma saranno acquistabili anche all’ingresso), mentre il tagliando ridotto per i ragazzi dagli 8 ai 15 anni scende a 8. La visibilità sarà massima, poiché l’incontro sarà trasmesso in diretta su SuperTennis TV, canale numero 64 del DTT e 212 di Sky.
    ASPRIA TENNIS CUP – TROFEO BCS (45.730€, terra battuta)Semifinali SingolareFederico Coria (ARG) b. Alexander Shevchenko (RUS) 6-4 6-1Francesco Passaro (ITA) b. Fabian Marozsan (UNG) 7-5 6-1
    Finale DoppioDarderi / Romboli (ITA-BRA) b. Hidalgo / Rodriguez (ECU-COL) 6-4 2-6 10-5
    Center Court – Ora italiana: 16:30 (ora locale: 4:30 pm)1. [1] Federico Coria vs [8/Alt] Francesco Passaro LEGGI TUTTO

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    Challenger Milano: Il Tabellone Principale e di Qualificazione. 19 azzurri tra Md e Qualificazioni

    Gian Marco Moroni – Foto Marta Magni/MEF Tennis Events

    Challenger Milano – Tabellone Principale – terra rossa(1) Coria, Federico vs Krstin, Pedja Haase, Robin vs (Alt) De Loore, Joris (Alt) Gulbis, Ernests vs Lenz, Julian Qualifier vs (7) Darderi, Luciano
    (3) Dellien, Hugo vs Qualifier(WC) Ferrari, Gianmarco vs Janvier, Maxime Qualifier vs (Alt) Martineau, Matteo (Alt) Setkic, Aldin vs (5) Shevchenko, Alexander
    (8/Alt) Passaro, Francesco vs (Alt) Ionel, Nicholas David Galarneau, Alexis vs QualifierQualifier vs Brancaccio, Raul Durasovic, Viktor vs (4) Moroni, Gian Marco
    (6) Cecchinato, Marco vs Riedi, Leandro (WC) Gigante, Matteo vs (WC) Maestrelli, Francesco Qualifier vs Torres, Juan Bautista Vatutin, Alexey vs (2) Paire, Benoit

    Challenger Milano – Tabellone Qualificazione – terra rossa(1) Marozsan, Fabian vs (Alt) Hidalgo, Diego (WC) Ricca, Giorgio vs (7) Kravchenko, Georgii
    (2/Alt) Rodriguez, Cristian vs (Alt) Arnaboldi, Federico Safwat, Mohamed vs (9) Paz, Juan Pablo
    (3) Mochizuki, Shintaro vs (WC) Rottoli, Lorenzo (WC) Carpi, Filippo vs (8) Peliwo, Filip
    (4) Vincent Ruggeri, Samuel vs (Alt) Lomakin, Grigoriy (Alt) Roncalli, Simone vs (10) Fonio, Giovanni
    (5) Paulson, Andrew vs (Alt) Mazza, Manuel (WC) Mirarchi, William vs (11/Alt) Oradini, Giovanni
    (6) Krumich, Martin vs (Alt) Basso, Andrea (PR) Cervantes, Inigo vs (12) Catarina, Lucas LEGGI TUTTO

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    Da Milano: Moroni si prende tutto in una volta

    Foto collettiva con i finalisti durante la premiazione – Foto Francesco Peluso

    Uno splendido Gian Marco Moroni lascia cinque giochi a Federico Coria e si aggiudica il primo Challenger in carriera. “La strada è ancora lunga” dice il romano, che ha sfibrato l’argentino con un’impressionante fase difensiva. Grande soddisfazione degli organizzatori, capaci di mettere in piedi il torneo a tempo di record. Tanti sforzi sono stati ripagati da una grande edizione.
    Gian Marco Moroni è un grande appassionato di pallacanestro. Durante la settimana dell’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (44.820€, terra battuta) ha spesso indossato il cappellino dei Brooklyn Nets. Nel linguaggio gergale del basket, recuperare una palla dal bidone della spazzatura significa ridare vigore ad azioni che sembrano ormai concluse. Il concetto si può prendere in prestito nel tennis, a sottolineare una straordinaria fase difensiva. Ed è stata proprio l’impressionante generosità del romano, indomito nel rincorrere le palle più difficili, una delle chiavi del successo contro il favorito Federico Coria, domato con un netto 6-3 6-2. Il punto-simbolo della partita è arrivato sul 6-3 2-1: in quel game, l’argentino si è portato 0-40 sul servizio di Moroni. Dopo aver annullato le prime due, il romano ha giocato uno scambio di enorme sacrificio, rimandando di là ogni attacco di Coria. Con l’ultima goccia d’energia, ha costretto l’argentino a giocare uno smash. E Coria lo ha sparato fuori. Nel game successivo, un’altra immensa fase difensiva ha portato Coria all’errore sulla palla break, stavolta a favore di Moroni. Il match è finito lì. Per Moroni arriva tutto in una volta: primo titolo Challenger e prima vittoria contro un top-100 ATP. “Ma per me non cambia molto – dice Moroni, la cui ambizione è ben nota – la strada è ancora lunga. La cosa positiva di questo torneo è la conferma che il lavoro con il mio staff di Foligno è quello giusto. Dobbiamo continuare su questa strada e fare il meglio possibile, perché il livello si alzerà e dovrò migliorare”. Insomma, un punto di partenza. Nonostante il forte desiderio di vincere il suo primo torneo di categoria, Moroni ha approcciato con la dovuta tranquillità la finale.
    UN PO’ DI TENSIONE, POI PASSA LA PAURA“Come prima di ogni partita, mi sono concesso una pennichella pre-match – dice con un sorriso – questo mi ha aiutato a rilassarmi”. In effetti, è entrato bene in partita e con le idee chiare. “L’idea era fare gioco non appena ne avevo l’opportunità. Contro Coria non puoi permetterti di avere fretta. La sua forza è la costanza negli scambi. In effetti, appena entravo nel palleggio era dura. Dunque dovevo prendermi il punto, ma nei modi e nei tempi giusti”. Il primo break arrivava all’ottavo game, con un bel punto in pressione. Il match poteva girare nel game successivo: sul 30-30, Moroni si issava a setpoint con un gran passante di rovescio, poi nel momento cruciale commetteva due doppi falli di fila che davano a Coria la chance di tornare in partita. “In quel momento mi sono fatto prendere dalla tensione. Allora ho fatto un bel respiro, mi sono rilassato e ho ripreso a fare quello che stavo facendo”. Moroni annullava la palla break con un bello schiaffo al volo, poi il set terminava con una smorzata di Coria, respinta dal nastro. Nel secondo set, come detto, nei rari momenti di difficoltà Moroni ha soffocato le motivazioni di Coria con una straordinaria fase difensiva. Dopo l’ultimo punto, il romano si è sdraiato a pancia in giù sulla terra rossa del Campo Centrale. Una gioia immensa, condivisa anche con i genitori (il papà è rimasto fino alla fine, la madre è dovuta andare via negli ultimi giorni), ma vissuta come una tappa di passaggio. Anzi, come un punto di partenza. “Quest’anno avevo già vissuto tante settimane in cui ho pensato di poter arrivare in fondo – dice Moroni – ma qui a Milano ho potuto vivere con tranquillità e in un contesto di normalità. A causa del virus, ho vissuto tante settimane da solo in cui pensavo solo al tennis. Il livello c’era, ma questa settimana ero semplicemente più rilassato e questo mi ha permesso di giocare al meglio i punti importanti. È stato un processo naturale, non c’è stato un momento preciso in cui ho iniziato a pensare di poter vincere”.
    TRADIZIONE VINCENTEIl successo di Moroni è il quarto per l’Italia all’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS, il che ci permette di raggiungere la Spagna come Paese più titolato, lasciando alle spalle l’Argentina. Tra l’altro, Moroni interrompe una tradizione che nelle ultime edizioni vedeva sempre vincere la testa di serie numero 1. Federico Coria (che martedì giocherà a Wimbledon) ha fatto il suo dovere fino alla finale, ma forse ha pagato la stanchezza di 10 match in meno di due settimane. Di sicuro, ha patito la qualità del tennis di Moroni, che vale molto di più della 218esima posizione che festeggerà da lunedì, non troppo distante dal best ranking (n.209) dello scorso anno. Negli ultimi anni, i vincitori dell’ASPRIA Tennis Cup hanno fatto ottime cose: l’augurio è che Moroni possa emulare i successi dei vari Delbonis, Cecchinato, Pella e Djere. “Spero di non vedervi più” ha scherzato durante la premiazione, appena prima di stappare lo champagne griffato Fantinel: intendeva dire che spera di iniziare a frequentare il circuito maggiore. Di certo, non dimenticherà facilmente la settimana dell’ASPRIA Harbour Club. La settimana in cui ha riscoperto il dolce sapore della vittoria. Grande soddisfazione degli organizzatori, capaci di mettere in piedi un evento con i soliti standard qualitativi a tempo di record. Un segnale importante per il futuro di un torneo che ormai è una gioiosa tradizione del calendario di inizio estate. Dal direttore del torneo Massimo Lacarbonara al direttore organizzativo Carlo Alagna, passando per la General Manager dell’ASPRIA Harbour Club Roberta Minardi e al presidente del main sponsor BCS Giuseppe Fumagalli, i sorrisi raccontavano molto più di mille parole. Milano è ripartita. E Gian Marco Moroni ha scelto Milano per iniziare a disegnare il suo futuro. LEGGI TUTTO

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    Challenger Milano: LIVE la Finale. LIVE Moroni vs Coria (LIVE)

    Gian Marco Moroni ITA, 1998.02.13 – Foto Francesco Peluso

    CHALLENGER Milano (Italia) – Finale, terra battuta Centre Court – Ora italiana: 16:30 (ora locale: 4:30 pm)1. [1] Federico Coria vs [8/WC] Gian Marco Moroni Il match deve ancora iniziare Coria – Moroni89. Singles ranking 257.9. 3. 1992 Birthdate 13. 2. 1998180 cm Height 185 cm73 kg Weight 81 kgright Plays right Coria (1) – Moroni (8) (0-1) 1.39 2.84 LEGGI TUTTO

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    Da Milano: “Ecco perché abbiamo scelto Moroni” (con il programma della Finale)

    Gian Marco Moroni ITA, 1998.02.13 – Foto Francesco Peluso

    Con una partita accorta e diligente, Gian Marco Moroni centra la finale a Milano: un gran primo set taglia le gambe a Holger Rune. Grande soddisfazione per coach Fabio Gorietti: “Pensiamo di poterlo condurre a una classifica molto alta”. In finale avrà bisogno di un’impresa contro Federico Coria. Titolo di doppio ai cechi Kopriva-Lehecka.
    Sono trascorsi cinque anni dall’ultima vittoria azzurra all’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (44.820€, terra battuta). Allora fu Marco Cecchinato, che iniziò un percorso che lo avrebbe portato addirittura in semifinale al Roland Garros. Proverà a imitarlo Gian Marco “Jimbo” Moroni, bravissimo a conquistare la sua terza finale Challenger dopo quelle (entrambe perdute) a Mestre 2018 e Roma-Garden 2019. Non è stata una settimana semplice, ma lui l’ha fatta sembrare tale superando ogni difficoltà. E contro Holger Vitus Nodskov Rune ha giocato la miglior partita del torneo, sigillata dal fantastico rovescio lungolinea con cui ha chiuso il tie-break del primo set. Un colpo che ha tagliato definitivamente le gambe al danese, che nel secondo set è rimasto in campo soprattutto per onor di firma, fino al 7-6 6-1 finale. Ancora numero 1 del mondo junior (anche se ormai gioca solo tra i “pro”), Rune ha pagato la fatica del giorno prima, in cui era sopravvissuto a una maratona contro Pedro Cachin. “Ma ci sono tanti meriti di Gian Marco – dice coach Fabio Gorietti, con lui a Milano – perché Rune gioca molto bene ed era difficile trovare un buco nel suo gioco. La nostra idea era spingere, tenere in mano il gioco, farlo muovere e impedirgli di prendere l’iniziativa. Sul piano tattico, pensavamo di giocare palle alte sul dritto e poi attaccarlo sul rovescio, oltre ad allungare gli scambi perché sapevamo che avrebbe potuto essere stanco”. A parte i primi tre giochi (3-0 Rune in avvio), Moroni ha eseguito il compito alla perfezione. Ha ricucito lo svantaggio, poi i due hanno lottato spalla a spalla fino al tie-break. A differenza di Cachin, l’azzurro ha mostrato sin dal primo punto la sua presenza agonistica e ha messo in un angolo Rune.
    LE QUALITÀ DI MORONI“Quando è arrivato a Foligno, Moroni mi ha colpito perché ha tre caratteristiche che mi piacciono molto – dice Gorietti – è un generoso, un combattente che dà tutto quando sta in campo. Per questo, ci si può lavorare bene; dal punto di vista tecnico era molto migliorabile e questo mi ha fatto capire che certe armi, già buone, potevano diventare ottime; e poi sa vincere le partite, altra qualità che apprezzo molto. Sin da subito abbiamo verificato i suoi margini mettendolo di fronte a compiti diversi, e lui ha mostrato notevoli capacità di adattamento. In quel momento, abbiamo pensato di poterlo condurre a una classifica molto alta”. Moroni è stato al massimo numero 209 ATP, mentre a Milano si è presentato in 257esima posizione. “Sul medio termine non puntiamo tanto alla classifica, quando alla costanza di rendimento – precisa Gorietti, che lo allena insieme a Federico Torresi, assente a Milano ma altrettanto importante nel progetto – deve ancora assimilare concetti nuovi ed è soggetto ad alti e bassi. Abbiamo fatto un lungo lavoro di officina, in cui abbiamo sistemato la macchina: mi aspetto che a breve vada a pieno regime e riesca a produrre una performance standard, in modo da crearsi un’identità come giocatore. Sul lungo termine, mi auguro che possa imitare altri giocatori italiani e trovare i top-100. Noi ci crediamo fino in fondo. Ci vorrà pazienza, poi quando ci arriveremo le cose cambiano e bisogna rivedere un po’ tutto”. Moroni è soltanto l’ultimo dei giocatori transitati alla Tennis Training School di Foligno, laddove praticamente tutti hanno raggiunto il massimo del loro potenziale. Una garanzia di qualità che non è facile trovare altrove. Con Gorietti è interessante ripercorrere i momenti più significativi di un lavoro che ha abbracciato giocatori molto diversi tra loro, ma che con un metodo unico (poi adattato ai singoli casi) ha regalato grandi soddisfazioni.
    AFFRONTARE LE DIFFICOLTÀ“Il momento più eclatante è stata la finale di Luca Vanni a San Paolo, perché quel risultato gli aprì una prospettiva tutta nuova. Ma ci sono altri momenti, come una trasferta asiatica di Vanni e Thomas Fabbiano. Ebbero problemi a partire, poi tornarono con classifica cambiata e un modo di lavorare tutto nuovo. Poi penso a quando Stefano Travaglia ha ripreso a giocare dopo un brutto infortunio a una vertebra, e vinse subito partite importanti. E anche ai bei momenti con Gianluigi Quinzi. Con lui abbiamo vissuto periodi eccezionali. Adesso abbiamo tanti ragazzi, sia adulti che più giovani. Abbiamo creato un programma per aumentare la qualità del loro tennis, con lo scopo di mantenerla per il maggior tempo possibile”. In questo clima, Moroni sembra davvero aver intrapreso il sentiero che potrebbe portarlo laddove spera. Vincere a Milano sarebbe un passo significativo, anche sul piano mentale, perché il romano non è troppo abituato ad alzare trofei. “Vincere un torneo significa che sei stato continuo e hai fatto le cose per bene per dieci giorni – continua Gorietti – per me, giocare bene significa provare a vincere in qualsiasi condizione. Ci sono momenti in cui senti male la palla, sei stanco… In questi giorni Jimbo ha capito che stare dentro le difficoltà è un modo per affrontarle. Non è fuggito, c’è stato dentro e i risultati si sono visti. Se questa caratteristica rimarrà, è davvero un grande passo in avanti. Penso a Nadal: a Barcellona giocò un brutto primo turno, poi però ha giocato una finale fantastica contro Tsitsipas. Il punto di riferimento deve essere quello”. A proposito di riferimenti, la carriera di Moroni dovrà necessariamente svilupparsi anche su superfici diverse dalla terra battuta. “Credo che possa avvicinarsi a questo rendimento anche sul veloce – conclude Gorietti – ha assimilato un modo di muoversi che gli permetterà di giocare bene anche lì. Inoltre può servire molto bene: contro Rune lo ha fatto nel secondo set, vincendo agevolmente i suoi turni di servizio, senza dare all’altro la sensazione di poter calare. Migliorando le percentuali, può fare ottime cose anche sul cemento all’aperto. Per l’indoor è un altro discorso, ma al giorno d’oggi i campi davvero rapidi sono praticamente scomparsi”
    CORIA FA IL SUO DOVERE: ITALIA-ARGENTINA PER IL PRIMATOFederico Coria non ha tradito. Al momento di lasciare Prostejov, laddove si è imposto la scorsa settimana, ha detto che avrebbe cercato di fare il bis a Milano. Per adesso è stato di parola, centrando un posto in finale senza perdere un set. Il match contro Hugo Grenier è stata semplice routine per l’argentino, vincitore col punteggio di 6-4 6-3. A parte qualche difficoltà in avvio, in cui è stato sorpreso dagli attacchi del francese, ha gestito con agio gli scambi, mostrando una fantastica fase difensiva, aiutata da due gambe rapidissime. La sfida tra Coria e Moroni avrà una suggestione in più: alle spalle della Spagna (4 titoli), Italia e Argentina sono le nazioni più titolate dell’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS, con tre titoli a testa. Chi vincerà, dunque, darà una spinta decisiva alla sua nazione in questa speciale classifica. L’appuntamento è alle 16.30 all’ASPRIA Harbour Club e in diretta TV su SuperTennis (canale 64 del digitale terrestre) per un match davvero affascinante. Non sarà il primo scontro diretto tra i due, perché Coria e Moroni si sono già affrontati due anni fa a Perugia e si impose l’italiano in tre set. La finale sarà aperta al pubblico, che potrà accedere all’impianto con l’acquisto dei Coupon Hospitality messi a disposizione dagli organizzatori, che garantiranno un’esperienza “full” all’interno del club, senza limitarsi alla visione dell’incontro. Nel frattempo si è concluso il tabellone di doppio, con la vittoria a sorpresa dei cechi Vit Kopriva e Jiri Lehecka, al loro terzo torneo in coppia, bravi a battere 6-4 6-0 i ben più esperti Tristan Samuel Weissborn e Dustin Brown.
    Centre Court – Ora italiana: 16:30 (ora locale: 4:30 pm)1. [1] Federico Coria vs [8/WC] Gian Marco Moroni LEGGI TUTTO

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    Da Milano: Moroni prepara l’assalto del “Bufalo” (con il programma di domani)

    Gian Marco Moroni ITA, 1998.02.13 – Foto Francesco Peluso

    Gian Marco Moroni supera l’esame Ajdukovic (con mini-polemica finale, subito rientrata) ed esulta con il segno delle corna, suo tratto distintivo. È il suo miglior risultato da quando ha inaugurato il progetto tecnico a Foligno. “Ci saranno ancora alti e bassi, ma questa strada mi può dare molto”. Adesso sfida il baby-fenomeno Rune, “miracolato” da Cachin. Inarrestabile Coria.
    Due anni fa fu Lorenzo Musetti, stavolta a portare l’Italia nel weekend finale dell’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (44.820€, terra battuta) è un… Bufalo. È uno dei soprannomi di Gian Marco Moroni, maturato qualche anno fa quando si allenava in Spagna. Gli dissero che gli attacchi del Real Madrid ai tempi Ronaldo il Fenomeno sembravano l’assalto di una mandria di bufali, e che la sua intensità negli allenamenti li poteva ricordare. Si è affezionato al nomignolo, al punto da mimare le corna del bufalo dopo ogni vittoria. Lo ha fatto anche nella calura milanese dopo il successo contro Duje Ajdukovic, un 6-3 7-5 dal notevole peso specifico, perché il croato vale (molto) più del suo ranking attuale. È stato un match aspro, combattuto, con tanti scambi faticosi. “Per un paio di game abbiamo giocato solo scambi duri – racconta Moroni – ma era necessario, e un colpo alla volta si va avanti. E poi sto molto bene fisicamente, grazie all’ottimo lavoro con preparatori e fisioterapisti”. Moroni ha mostrato un freschezza atletica che gli è tornata utile in un duro secondo set, in cui non riusciva a togliersi di dosso Ajdukovic: 3-2 e servizio, 5-4 e servizio, ma veniva sempre riagganciato. Un break all’undicesimo game apriva la strada all’urlo liberatorio, accompagnato da una mini-polemica alla stretta di mano: Ajdukovic non aveva preso benissimo un’esultanza del romano sul secondo punto del game dopo un cattivo rimbalzo. “Negli spogliatoi ci siamo chiariti – precisa Moroni, che in passato si era allenato col croato a Bordighera – non avevo notato il rimbalzo, ero concentrato su me stesso e volevo chiudere la partita. Mi sono lasciato andare a una piccola esultanza, ma non avevo niente contro di lui e non c’erano ragioni tattiche. E poi siamo sulla terra, dove i rimbalzi strani sono all’ordine del giorno”. Sul piano tattico, Moroni si è affidato a due capisaldi: giocare il più alto possibile (“Perché lui ama colpire all’altezza del fianco”) e allungare gli scambi. Missione compiuta. Per il romano è la settima semifinale Challenger in carriera, la prima dopo Todi 2020. Fino a oggi, si è spinto in finale soltanto due volte (Mestre 2018 e Roma-Garden 2019).
    UN TENNIS PIÙ OFFENSIVO E IL TEAM DI FOLIGNORispetto ad allora è un Moroni diverso, forgiato dal lavoro della Tennis Training School di Foligno, con Federico Torresi e Fabo Gorietti (“Vorrei sottolineare anche l’aiuto di Giampaolo Coppo, mi farebbe piacere che si sapesse” aggiunge a microfoni spenti). L’occhio più attento nota un giocatore propositivo, il cui disegno tattico prevede anche la volèe. “Verissimo. Cerco di giocare il più possibile vicino alla riga, tagliare il campo e presentarmi più spesso a rete. Lo scorso anno abbiamo interrotto in anticipo la stagione proprio per lavorare in questo senso: sono andato in prova a Foligno quattro giorni prima del torneo di Santa Margherita di Pula, poi lì ho avvertito un buon feeling e che c’erano delle idee in comune. Mi stanno dando molto da quel punto di vista: ammetto di non avere grandi competenze tecniche in senso stretto, preferisco la competizione. Con un tennis difensivo avrei potuto ottenere un buon ranking, ma sentivo di dover fare di più. E allora ho intrapreso questa strada”. L’inizio non è stato facile, tra infortuni e qualche sorteggio non troppo fortunato. “Adesso va meglio, ma sono convinto di poter fare molto, molto di più. Se mantengo continuità, sono sicuro che questo percorso mi darà belle soddisfazioni”. La sensazione è che Moroni sia un cavallo di razza che necessitasse di un team di cui fidarsi al 100%: sembra che a Foligno i pianeti si siano allineati nel modo giusto. “Per fortuna ho soltanto 23 anni e ancora tanto da imparare – continua – fisicamente sto molto meglio, abbiamo aggiunto una nuova fisioterapista, Nicole Gelli, con cui sto ottenendo buoni risultati. Visto il mio passato, faccio anche tanta prevenzione degli infortuni e ho ripreso a fare forza dopo averla accantonata per un po’. Nonostante la mia stazza, non ho mai fatto molti pesi”. Adesso le cose funzionano, e chissà che l’Italia non abbia ritrovato un giocatore dal gran potenziale, con ben poco da invidiare ad altri ottimi professionisti che nei prossimi giorni giocheranno a Wimbledon. La strada è ancora lunga, le difficoltà non mancheranno, ma sembra davvero quella giusta. E potrebbe vivere una tappa importante all’ASPRIA Harbour Club.
    RUNE SI SALVA MIRACOLOSAMENTE, CORIA IMPRESSIONAPer un posto in finale, Moroni sfiderà il baby-fenomeno Holger Vitus Nodskov Rune, reduce da un periodo straordinario: il danese ha vinto 14 delle ultime 16 partite e a Milano è accreditato della seconda testa di serie. Se Moroni dovrà recuperare alla svelta dopo le fatiche di venerdì, il discorso vale ancora di più per Rune, uscito miracolosamente dal match contro Pedro Cachin. È finita 0-6 7-6 7-6, peraltro con quattro matchpoint annullati, tutti nel tie-break del terzo. Ad alimentare i rimpianti dell’argentino, l’aver sciupato un vantaggio di 5-1 nel tie-break. Cachin recrimina per un paio di errori di dritto su altrettanti matchpoint, ma nel quarto è stato fantastico Rune, uscito da un duro scambio con un coraggioso rovescio lungolinea. Il danese ha meritato di vincere perché ci ha creduto più del suo avversario, il cui linguaggio del corpo è stato fin troppo passivo nonostante il punteggio spesso favorevole. Al contrario, Rune ha mostrato la “fame” necessaria per vincere partite di questo tipo. Il suo tennis è ancora acerbo, ma ci sono stimmate importanti. La sensazione è che contro Moroni sarà un’altra dura battaglia: entrambi sentiranno in modo particolare la partita. Pronostico ben più indirizzato nell’altra semifinale, con Federico Coria nettamente favorito contro Hugo Grenier. Il francese è stato bravo ad approfittare di un buon tabellone (e si alimenta il rimpianto per Zeppieri, che è arrivato a due punti dal batterlo), ma l’argentino sta vivendo un gran momento di forma. Dopo aver fatto gli straordinari contro Mirza Basic, ha dominato contro Gastao Elias. Il tennis del portoghese (ex top-60 ATP) non lo mette in grande difficoltà, ma il modo in cui lo ha cancellato dal campo (un duro 6-2 6-0) rafforza il suo status – già piuttosto evidente – di favorito del torneo.
    Centre Court – Ora italiana: 13:30 (ora locale: 1:30 pm)1. [8/WC] Gian Marco Moroni vs [2] Holger Vitus Nodskov Rune 2. Dustin Brown / Tristan-Samuel Weissborn vs Vit Kopriva / Jiri Lehecka 3. [1] Federico Coria vs Hugo Grenier (non prima ore: 17:00) LEGGI TUTTO