Marco Panichi e il dietro le quinte del tennis di alto livello


Marco Panichi è una figura di riferimento nel panorama della preparazione fisica applicata al tennis di alto livello. Nel corso della sua carriera ha lavorato con alcuni dei migliori giocatori del circuito mondiale: per sette anni è stato al fianco di Novak Djokovic, ha collaborato per una stagione con Jannik Sinner e oggi fa parte dello staff del danese Holger Rune, attualmente fermo per infortunio. In passato ha seguito anche Francesca Schiavone e Fabio Fognini.
Un percorso di questo livello rende Panichi una voce autorevole non solo in tema di preparazione atletica, ma anche nella gestione quotidiana del lavoro con giocatori d’élite. Di questi aspetti ha parlato in un’intervista rilasciata a La Repubblica, chiarendo fin da subito di non poter entrare nei dettagli del suo rapporto con Sinner per vincoli contrattuali.
La sua uscita dallo staff del tennista altoatesino è stata infatti legata ad alcune dichiarazioni rilasciate dopo la finale del Roland Garros, quando Panichi aveva raccontato che Sinner era scoppiato in lacrime negli spogliatoi dopo la sconfitta contro Carlos Alcaraz. Un episodio che non era stato gradito né dal giocatore né dal suo entourage.

Un metodo basato su lavoro e varietà
Parlando della propria filosofia, Panichi ha spiegato che la chiave dei risultati ottenuti è il lavoro quotidiano, ma senza cadere nella ripetitività. Secondo il preparatore italiano, la routine prolungata rischia di perdere efficacia, mentre piccoli cambiamenti progressivi aiutano a mantenere alta l’attenzione e la motivazione. Per questo motivo, il suo approccio prevede spesso l’uscita dal contesto tradizionale della palestra e l’inserimento di attività diverse: dal canottaggio al pattinaggio sul ghiaccio, dall’equitazione fino a esercizi più informali come ballare o cantare, se utili al percorso dell’atleta.

Il periodo con Sinner e la gestione delle emozioni
Pur evitando riferimenti diretti, Panichi ha parlato in generale dell’importanza di alcune “improvvisazioni” nel lavoro con i giocatori, ritenendole talvolta utili per imparare a controllare le emozioni. In questo quadro ha ricordato i tre mesi di sospensione di Sinner come uno dei momenti più significativi della sua carriera: un periodo intenso dal punto di vista professionale, caratterizzato da allenamenti impegnativi, ma anche da un clima positivo, basato sul rispetto reciproco e sulla condivisione.

Il lungo percorso con Djokovic
Toni più personali sono emersi quando Panichi ha rievocato i sette anni trascorsi accanto a Djokovic. Ha sottolineato come il serbo fosse molto avanti nella gestione emotiva, spesso tanto energico da dover essere persino contenuto. Tra imitazioni e momenti di leggerezza, si è creata fin da subito una forte sintonia umana.
Panichi ha descritto Djokovic come una persona estremamente curiosa, sempre desiderosa di imparare e di sperimentare. La sua grandezza, a suo avviso, stava anche nella capacità di assimilare le indicazioni ricevute e reinterpretarle secondo il proprio metodo. Una disciplina rigorosa, un’attenzione maniacale ai dettagli e una costante voglia di migliorarsi hanno caratterizzato quel rapporto, fatto di giornate faticose ma gratificanti.

I migliori fisici del circuito
Forte della sua esperienza nell’atletica, Panichi ha spiegato che un tennista ideale deve avere caratteristiche simili a quelle di un decatleta: un equilibrio tra resistenza e potenza esplosiva. A suo giudizio, Djokovic e Sinner rappresentano i migliori esempi di forma fisica complessiva nel circuito maschile. Dal punto di vista della pura capacità atletica, ha citato anche Fognini e Rune, sottolineando la loro mobilità e reattività.
Nel circuito femminile, Panichi ha elogiato il modo di muoversi e la forza di Jasmine Paolini, la potenza delle gambe di Iga Swiatek e il potenziale fisico di Emma Navarro. Ha invece sorpreso l’assenza di riferimenti agli attuali numeri uno del tennis mondiale, Alcaraz e Aryna Sabalenka, rimasti fuori dalla sua analisi.


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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