InMoto sarà partner ufficiale della manifestazione e seguirà da vicino ogni istante, raccontando in diretta il Salone e le sue novità. Tra le aree più attese spicca la Workshop Legends, lo spazio dedicato alle Cafè Racer, Scrambler e Special, ideato e gestito dal customizer Andrea “Dopz”, punto di riferimento per gli appassionati di preparazioni artigianali.
Qui troveranno posto moto uniche, nate dalla creatività e dal lavoro di officine italiane che hanno fatto del custom uno stile di vita. Per anticipare l’atmosfera dell’evento, abbiamo incontrato alcuni protagonisti. Dopo Fuchs Workshop di Massimo Rinchiuso, è la volta di Officine Rossopuro di Filippo Barbacane.
– Raccontaci in breve di te per chi non ti conosce e di come hai cominciato a customizzare moto
“Realizzo moto ormai da oltre 30 anni: ho iniziato nel 1993, in un contesto in cui questo tipo di lavoro in Italia praticamente non esisteva, figuriamoci in Abruzzo. Non c’erano informazioni, non c’era nessuno a cui chiedere e soprattutto non esisteva internet!
Ma l’idea di costruire moto era già troppo radicata in me, perché univa le mie più grandi passioni: la moto, il design e l’artigianato, tutte insieme. Trent’anni fa il mio progetto si chiamava Firestarter Garage – probabilmente oggi non se lo ricorda più nessuno – e il nome derivava proprio dal fatto che lavoravo sottoterra, nel garage di casa.
Mi sono poi avvicinato a Moto Guzzi quasi per caso, ed è stata una folgorazione totale. Da allora, anche se lavoro su tutti i marchi, l’Aquila di Mandello ha sempre avuto un posto speciale. Ho iniziato con le custom, ma presto ho abbracciato stili diversi, ed è ciò che considero il mio vanto più grande: non essermi mai limitato a un solo genere di design.
I primi riconoscimenti sono arrivati al Custom Show di Padova: pur non essendo conosciuto, ogni anno vincevo in qualche categoria, e questo mi ha spinto a continuare con ancora più convinzione. Dopo tutti questi anni sono ancora qui, e la cosa più bella è che non sento affatto di aver esaurito la vena creativa o la voglia di fare. C’è ancora molto da costruire.”
“Non saprei descriverlo con una sola parola. Più che un lavoro, per me è un’esigenza vitale. Certo, vivo di questo insieme alla mia famiglia, ed è quindi importante anche a livello economico, ma se fosse solo business mi sarei fermato già da anni. È un mestiere che non puoi fare soltanto per guadagnare: è troppo faticoso, richiede pensieri, impegno, sudore, sacrifici e passione. Se non c’è una grandissima porzione di cuore, non vai lontano.
Io costruisco solo pezzi unici: non faccio repliche, anche se me le chiedono spesso. Che senso avrebbe personalizzare qualcosa per un cliente sapendo che esistono altre moto uguali?
Credo che questa sia la vera forza del mio lavoro: il continuo rinnovamento, che non rischia mai di spegnere l’entusiasmo.”
Cosa ci mostrerai all’Eternal City Moto Show ?
“Presenterò diverse moto, tutte con stili differenti. È proprio questo che voglio trasmettere: la possibilità di creare cose diverse e di esprimere ogni volta un’idea nuova.”
Cosa ti ha ispirato per queste moto?
“Stili diversi, ispirazioni diverse. Porterò una moto da fuoristrada, una café racer pura, una storica recuperata trasformata in showbike e una scrambler moderna. Tutte hanno però un elemento in comune: sono tutte Moto Guzzi.“
Qual è stato il momento più difficile nel realizzare la moto che porterai all’Eternal?
“In realtà non posso dire di avere avuto momenti difficili. Dopo trent’anni e centinaia di moto realizzate, devo ammettere che ogni fase del lavoro mi piace e mi diverte. Forse l’unico momento davvero duro è quando arriva il momento di consegnare la moto al cliente!”
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