Dal primo ottobre scorso, dunque da pochi giorni, Loic Serra striscia il badge all’ingresso della Scuderia Ferrari e lo fa da direttore tecnico, ruolo che non mai avuto nella sua carriera e per meritare il quale dovrà mostrarsi capace di piroette da Cirque du Soleil. Ma fin dalla primavera scorsa, quando si presentò alla linea di comando (di cui allora faceva parte Enrico Cardile, al quale avrebbe dovuto riportare), Serra si è posto bene nei confronti degli ingegneri ferraristi di lungo corso. Ci risulta abbia usato parole e toni giusti e sia stato ben accolto, il che è un’ottima premessa. Bisogna però chiedersi quando si cominceranno a vedere i primi frutti del suo lavoro – dopo quindici anni e più di attesa per un titolo mondiale il popolo ferrarista freme – ma la risposta non è per niente semplice. Partiamo dalla constatazione che oggi gli ingegneri della Ferrari siano impegnati contemporaneamente su tre fronti: quello del campionato in corso con lo scopo di assicurare un buon finale alla SF-24 e ottenere il secondo posto nel Mondiale costruttori, quello della macchina 2025 il cui progetto è maturo ma ancora molto malleabile, nonché quello dei piani per la rivoluzione tecnica del 2026 che riserverà l’ingresso di un protagonista del tutto nuovo (l’Audi) e potrebbe promuovere attori al momento in penombra (un esempio su tutti: l’Aston Martin). Sono tre argomenti differenti tra loro, e distintamente vanno trattati.
Cominciamo dalla stagione in corso e diciamo subito che Loic Serra non potrà fare nulla. La Ferrari è ancora in fermento per provare ad agganciare la Red Bull che tra i costruttori la precede di 34 punti, ed è piuttosto tranquilla per ciò che riguarda chi l’insegue, forte di 112 punti di vantaggio sulla Mercedes. Uomini e mezzi sono quasi pronti per Austin dove si correrà alla fine della settimana prossima: come un po’ tutte le altre squadre, Maranello porterà lì gli ultimi sv
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