Djokovic torna in torneo Tel Aviv: “Come mantenersi a lungo? È necessario evolvere”

Novak Djokovic dopo la passerella in Laver Cup torna finalmente in un evento ufficiale del tour Pro al nuovo ATP 250 di Tel Aviv. Una scelta che può apparire particolare quella di rientrare in un piccolo torneo in Israele, ma in realtà Novak “aveva bisogno” di giocare, fermo dalla vittoria a Wimbledon a metà luglio, impossibilitato nel viaggiare e giocare negli USA per le proprie granitiche convinzioni no vax.

Il campionissimo serbo è sbarcato a Tel Aviv accompagnato da un enorme entusiasmo del pubblico, e alla stampa ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni, sulla sua scelta di giocare il torneo, sul proprio stato di forma e carriera. Ne riportiamo alcune.

“Ho saltato un paio di grandi tornei quest’anno a causa di alcune circostanze che non mi hanno permesso di viaggiare. Ho pensato alla mia programmazione per il finale di stagione. Non potendo andare in America, ho parlato con la mia squadra per vedere quali tornei potevo aggiungere al mio programma. Mi ero impegnato a giocare la Laver Cup a Londra, quindi volevo collegare tre settimane di fila, pertanto Tel Aviv arrivava al momento ideale. Inoltre, non sono stato qui da molto tempo e la mia ultima volta ero venuto a Tel Aviv fu un’esperienza fantastica, mi sono sentito il benvenuto. Inoltre, negli ultimi anni ho collaborato con professionisti israeliani, tutti questi fattori mi hanno portato a essere qui e sono felicissimo della mia scelta”.

“Non poter giocare due Grandi Slam non è stato facile quest’anno, sotto tutti i punti di vista. Sono i tornei in cui voglio giocare il mio miglior tennis. Non è stato così difficile mantenermi a posto fisicamente durante questi periodi di stop, ma è stato più impegnativo a livello emotivo, a causa delle circostanze che ho affrontato quest’anno. Fisicamente per fortuna il mio fisico ha giovato delle pause, con meno settimane di competizione costante, sono riuscito a mantenere il mio fisico in forma, ma vedremo come mi sento in campo. Lo svantaggio di non giocare per così tante settimane è che non hai la spinta della competizione, non hai le sensazioni della partita. A parte la Laver Cup, la mia ultima partita risale a poco più di tre mesi fa. Voglio davvero giocare qui e provare ad arrivare sino in fondo”.

Durante la Laver Cup si è parlato di problemi a un polso. Novak tranquillizza tutti: “Oggi mi sono allenato continuamente per due ore e mi sono trovato bene. Mi sento bene, sono felice che l’infortunio sia alle spalle e spero che rimanga così per tutto il torneo”.

Interessante la risposta alla domanda su come sia riuscito a restare fisicamente e mentalmente così competitivo per tanti anni. La chiave per Djokovic è non restare fermi, cercare qualcosa di nuovo. “Non esiste una chiave o un segreto per restare in forma e competitivo per lungo tempo. È una combinazione di fattori ed elementi che fanno parte del tuo carattere, del tuo ecosistema, di come sei cresciuto, di chi sei, di come ti alleni o del tuo stile di vita. È la somma di tutto questo che crea il successo. Questa formula ha funzionato per me, ho cercato di innovare ed evolvermi costantemente, poiché non credo nella stagnazione: regredisci o progredisci, quindi cerco sempre di essere dalla parte della progressione. Questa è una cosa che ho provato, soprattutto negli ultimi anni, perché i più giovani sono sempre più motivati ​​e affamati di vittorie, come Alcaraz. Cerco sempre di trovare nuovi modi per mantenere il mio gioco al top ed essere in grado di competere e battere questi giocatori giovani e forti”.

Ultime parole per il grande rivale Federer, salutato a Londra: “È stata una carriera epica di cui Roger può essere orgoglioso, ha lasciato un’eredità che sarà eterna, è riuscito ad andare oltre a questo sport ed è uno degli atleti più riconosciuti al mondo. È un momento triste per il tennis, ma penso che se ha immaginato uno scenario per dire addio, non poteva esserci niente di meglio di quel che ha vissuto alla Laver Cup, con i suoi più grandi rivali e tutta la sua famiglia e gli amici. È stato un momento molto emozionante, vedere i suoi figli e la sua famiglia mi ha commosso, mi ha fatto pensare a come potrebbe essere il mio addio. Se c’è qualcosa che vorrei per quell’occasione sarebbe avere i miei più grandi rivali e concorrenti lì, insieme alla mia famiglia. L’addio di Federer è stato ideale, davvero molto speciale”.

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