TORINO – Una fiducia a tempo o una fiducia piena? Al momento sembra una fiducia piena, anche se la Formula 1 non è il regno dello status quo e tutto può sempre succedere, in ogni momento. Si parla della Ferrari e della tempesta mediatica che ha investito la squadra questa settimana, con le voci di sostituzione di Mattia Binotto al vertice della squadra. Martedì scorso, sino a tutta la mattinata, pareva che il licenziamento fosse cosa fatta, al pomeriggio un’ipotesi tramontata. Binotto ha avuto modo di spiegare la sua posizione. «Le voci sul mio futuro – ha detto – sono legate anche all’attenzione che c’è sempre intorno alla Ferrari. Quando hanno cominciato a circolare ho parlato con il presidente John Elkann e da questo confronto è nato il comunicato che conoscete in cui abbiamo sottolineato che queste voci erano del tutto infondate».
Una smentita che sottolinea la precedente smentita. E tuttavia, Binotto ammette che “ci sono decisioni che non dipendono da me” riferendosi al 2023. Difficile fare pronostici. Certo, la Ferrari è cresciuta molto quest’anno (basti pensare al deludente 2021) e per una certa parte di stagione ha lasciato che si potesse sognare il Mondiale. Forse, tra i più convinti sognatori, c’era anche Leclerc, il cui risveglio è stato più brusco di quello dei tanti tifosi della Rossa in Italia e nel mondo. E forse questo risveglio ha creato malumori che sono difficili da cancellare. La sensazione è che la Ferrari sia riuscita a trovare un equilibrio transitorio, una sorta di tregua che per adesso regge. Se arrivassero il secondo posto di Leclerc nel Mondiale costruttori e il secondo del Mondiale marche per la Scuderia, probabilmente reggerebbe anche più a lungo.
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