Il mondo è di Bagnaia, la calma al potere

VALENCIA – Quando Valentino buttò via proprio su questa pista, all’ultima gara, un mondiale che sembrava già vinto, Pecco aveva 9 anni e pianse davanti alla tv. Ieri il Doc lo aspettava dopo il traguardo. Per tutto il fine settimana gli aveva ripetuto che non era mica il caso di preoccuparsi. «Il segreto per vincere è uno solo: divertirsi».

Francesco Bagnaia sul podio a Valencia (ansa)

Bagnaia, le lacrime sotto il casco

Ma Bagnaia durante la gara non si è divertito. E ha pianto di nuovo, nascosto dal casco. Questa volta sono state lacrime dolci. I due si sono abbracciati, un momento esemplare: nella prima stagione senza il suo Rossi, quando sembrava sul punto di collassare, il motociclismo italiano è sbocciato grazie a un ragazzo che ha imparato tutto dal pesarese e non gli assomiglia per nulla. Timido, riservato. Gentile, educato. Anche nella guida, così pulita. Gli vogliono bene tutti: non è un caso se il primo a fargli i complimenti sia stato il rivale, Quartararo detto El Diablo, battuto al termine di un campionato dalla dinamica folle. A metà del calendario, il biondino della Yamaha aveva su di lui un vantaggio abissale, 91 lunghezze: nelle 10 corse seguenti Pecco ha recuperato il gap, chiudendo ieri con 17 punti di vantaggio. Merito di una Ducati che l’ingegner Gigi Dall’Igna – è lui, il vero diablo – ha finalmente reso leggera, non solo potente. Ma la chiave è il talento di questo ragazzo piemontese, che vincendo 7 gp ha saputo imparare dagli errori e mantenere la calma. Anche ieri, quando per la prima volta stava perdendo la fiducia nella sua Gp22: «Per fortuna, dopo il warm up del mattino mi sono tranquillizzato un poco. Però…». Però il box rosso – a proposito: il colore preferito di Valentino è sempre stato giallo canarino – sbandava da giorni, sull’orlo di una crisi di nervi.

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L’emozione di Carola e Domizia

«Coi motori non si sa mai che cosa può accadere, fino all’ultima curva»: il cuore del povero Davide Tardozzi, team manager che recitava il mantra da settimane, durante la corsa ha sfiorato i duecento battiti. Carola e Domizia, sorella e fidanzata di Pecco non avevano il coraggio di guardare il monitor. Il ds Paolo Ciabatti si tormentava il ciuffo, Dall’Igna il pizzetto mefistofelico. Al loro pilota sarebbe bastato arrivare 14°, e sempre che il francese della Yamaha riuscisse a vincere. Ma nelle prove era stato un rosario di cadute tra i piloti. «Alla vigilia non ero per niente tranquillo», ha confessato Bagnaia. «Venerdì per via del vento avevamo fatto alcune modifiche, che il giorno dopo non hanno funzionato: ‘Se davvero domenica faccio 15° e Fabio batte tutti?’, mi sono chiesto». Così ieri mattina ha deciso di tornare al vecchio assetto della moto, quello che ha sempre funzionato. È andata meglio. Disobbedendo al suo mentore, il ducatista inquieto ha scelto di attaccare subito dopo il via: in un paio di giri ha duellato con l’altro come non aveva fatto in tutto l’anno, mentre Tardozzi era sul punto di avere un infarto. Strategia perfetta: Quartararo ha perso contatto dai migliori, addio vittoria. I due durante un sorpasso si sono toccati, Pecco ha perso una delle ali aerodinamiche. «A quel punto ho pensato solo a restare in sella. E a contare i giri alla fine».

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Il casco dorato col numero 1

Quel modestissimo nono posto finale è valso il trionfo. All’arrivo lo aspettavano genitori e nonni, più il Doc e gli altri ragazzi dell’Academy di Tavullia. Su tre pannelli – uno verde, uno bianco, uno rosso – qualcuno ha dipinto i numeri usati in carriera dal 25enne di Chivasso: il 21 dei tempi della Moto3, il 42 di quando nel 2018 si prese il mondiale di Moto2, il 63 attuale. Una combinazione che gli ha poi permesso di aprire una cassaforte, nel corso della celebrazione: conteneva un casco dorato col numero uno. World Champion. Ha indossato una maglia rossa con la scritta “Campioni”: fotografa perfettamente la filosofia di Borgo Panigale così come la racconta il ceo, Claudio Domenicali. «La nostra non è solo un’azienda. È una squadra unita, una famiglia». Quindici anni dopo l’ultimo e unico successo con Casey Stoner, il Canguro Mannaro, Ducati fa festa: si è presa pure i titoli costruttori e squadre. Era da mezzo secolo – Giacomo Agostini con la MVAgusta, 1972 – che non vinceva un nostro pilota su una moto italiana. L’ultimo mondiale in MotoGP se lo era invece preso Valentino, nel 2009. Sembrava un secolo. Quell’abbraccio di ieri ha il sapore di un passaggio di testimone. «Ed è solo l’inizio», promette Pecco.

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