Prima o poi questo momento doveva arrivare. Come sempre quando un pilota raggiunge la soglia dei 40 anni. Sono 42 per Kimi Raikkonen ed ecco arrivare il momento delle emozioni, dei saluti strappalacrime, delle scene cinematografiche. Che, comunque, non sono mai riuscite e mai riusciranno a riassumere un’intera carriera automobilistica. Figuriamoci quella di un personaggio come Raikkonen. Un pilota sopraffino, con degli acuti da vero campionissimo, alternati a momenti di incostanza. Un mostro comunicativo senza proferire più di 10 parole ad intervista. Comunicare senza dire. E’ il carisma innato. Quello che riguarda l’ essere sempre sé stessi, a prescindere da tutto e tutti.
Ecco la grande eredità che il buon Kimi lascia alla Formula 1 e anche a noi stessi. Non serve crearsi un personaggio a tavolino se quello che siamo noi è già abbastanza, con i nostri pregi e i nostri difetti. Ricorderemo Raikkonen per sempre, per le sue vittorie, 21 in carriera, le sue pole position, 18, i suoi tantissimi giri veloci, ben 46. I ferraristi non potranno mai dimenticare il fatto che è stato l’ultimo a vincere un titolo con la Ferrari, in quello che, ormai, è un lontano 2007.
Ma, perché no, Kimi verrà ricordato anche e soprattutto per la persona che è. Sotto la sua superficie glaciale da finlandese DOC, si nasconde un cuore d’oro che si mostra quando è con la sua famiglia. Un uomo sempre pronto alla risata con le persone di cui si fida. 20 anni di Formula 1 senza rimpianti. Si è divertito, ha vinto, ha vissuto. Sempre a modo suo, alla maniera di Kimi Raikkonen. Difficile da capire per alcuni, affascinante per altri.
Certo, le ultime non saranno state le 3 stagioni più entusiasmanti della sua carriera per quanto riguarda i risultati, ma la classe di Kimi è sempre lì, intatta, dentro e fuori la pista. E poi, sia chiaro, a noi romantici del Motorsport uno come lui, uno come Fernando Alonso, ci fanno sempre avere un filo diretto col passato di questo sport. Questo è ciò che più di romantico ci può essere, Raikkonen come simbolo di una F1 che è passata ma solo sulla carta d’identità. Anche se è innegabile che, con l’uscita di scena dell’Iceman, la F1 perde un pezzo importante della sua storia, sia sportiva che umana. Sembra retorica, ma l’unica cosa da fare è ringraziare Kimi, che piaccia o meno. Si può discutere sulla sua costanza in macchina, ma non sul suo essere spontaneo, sulla sua estrema veridicità, in un mondo come quello della massima serie automobilistica, in cui queste virtù sono sempre più merce rara. Allora, grazie Kimi.
E arrivederci!
Fonte: https://www.circusf1.com/2021/12/grazie-kimi-liceman-lascia-alla-f1-una-grande-eredita.php
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