Sandro Gamba tra Milano e Torino, passato, presente e Larry Brown

Erano altri tempi quelli di Sandro Gamba a Torino, dal 1977 al 1980, mentre è tornato il grande tempo di Milano. Il coach dal 2006 nella Hall of Fame di Springfield, va sempre al Forum e venerdì sera all’intervallo pronosticava il successo dell’Olimpia.

Gamba c’è Torino-Milano, un derby del suo passato. «Certo e sono rimasto affezionato alla città e alla squadra. Ho vissuto tre anni belli. La Fiat è una buona squadra che avrebbe bisogno di maggior peso, soffre quando la partita si sporca».

Larry Brown è rientrato ieri, a 78 anni non molla, che ne pensa? «Lo conosco da quando era assistente a North Carolina, parliamo di 50 anni fa. E poi ci siamo visti un sacco di volte, anche perché io ho fatto 108 viaggi dilavoro negli States. Larry ha scelto di allenare ancora perché ha passione infinite. Quando gli ho parlato, di recente, ho visto che ha ancora grande lucidità, fresco, molto sveglio. Insomma, fa bene. Eppoi è una persona di gran classe, una bella persona. Sono sicuro che sarà una bella partita».

Milano è di un altro pianeta in A. «Appena ho visto l’Armani di questa stagione mi sono detto: non dovrebbero perderne nemmeno una. Poi ovviamente subentrerà la stanchezza,mala squadra allestita tra conferme, continuità e arrivi farà dormire sonni tranquilli a Pianigiani. Milano ha ricambi in ogni ruolo, ha centri in crescita, riferimenti precisi. Ci tiene a vincere la stagione, si vede, non le partite e potrebbe puntare alla Final Four di Eurolega. Si vede che c’è grande lavoro quotidiano, duro, severo da parte di Pianigiani e del suo staff. La società è cresciuta».

Di Torino ha qualche ricordo particolare? «L’arrivo, l’accoglienza. Scelsi Torino per migliorare me stesso. A Milano e Varese avevo fatto la mia carriera, appena vinto uno scudetto. Per costruire la squadra bisognava partire da zero, avevamo solo Grochowalski e Manetta. Portai il grande Pino Brumatti su cuiMilano aveva dubbi dopo un brutto infortunio. E centrammo subito la promozione dalla A2, che la Martini e Rossi voleva entro due anni. Una delle mie più grandi soddisfazioni. In tre anni passammo da 1000 spettatori nell’anno della A2 a 3000».

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