Avendolo detto dopo il Real Madrid, non posso che ribadire: anche la sconfitta contro il Cska è un’occasione buttata via da un’Olimpia che aveva giocato molto bene, con bella circolazione di palla, combinazioni efficaci play-pivot e contropiedi – quelli del terzo quarto – da cineteca, coi rimorchi di Tarczewski da libro mastro. Livelli di spettacolo da grande squadra, purtroppo sprecati, perché le occasioni vanno colte al volo. Due i momenti decisivi, ben prima del finale: la rimonta subita nel secondo quarto, senza mai cambiare difesa né ritmo e la coppia James-Jerrells a maltrattare il pallone, e gli ultimi minuti del terzo con uno sbandamento collettivo sui colpi di De Colo.
Poi, certo, è arrivata la cottura in fondo, con troppi uomini scoppiati, e devo consigliare al mio amico Pianigiani di avere più fiducia nella sua panchina. Non ho mai fatto in carriera divisioni tra giocatori buoni per la coppa e buoni solo per il campionato. E a chi gioca meno, e può cominciare a sbuffare perché la mentalità del giocatore è così, devi fare capire però che è sempre nella tua mente di coach. Non si tratta di dare un biscottino ai giocatori: un canestro, un fallo utile, un buon passaggio o un rimbalzo possono arrivare da chiunque. Certo, i russi sono uno squadrone, e l’Armani ha lottato alla pari, anche se a mio avviso è ancora lontana dal livello delle squadre di Final Four. Ci sono dei dettagli difensivi che fanno la differenza: la copertura della linea di fondo – dove i russi hanno passeggiato – e la chiusura degli angoli non sono ancora all’altezza.
Contro Reggio abbiamo visto il solito allenamento, con la panchina milanese superiore al quintetto avversario per peso e qualità. Bene tutti gli italiani, Cinciarini che sta facendo meglio di Jerrells, poi Della Valle e Burns e soprattutto Fontecchio, benissimo in difesa da specialista viso a viso co Ledo. Verrà molto utile per schivare la trappola di Venezia, la partita più insidiosa di tutto il girone d’andata, forse dell’intero campionato. Perché la Reyer è profonda, rapida e De Raffaele la mette in campo benissimo. Il rischio di cadere c’è. Dipende (anche) da come e quanti uomini gestirà Pianigiani, se sette-otto o tutti e tredici.
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