A che serve la ComTec se continuiamo a girare intorno ai problemi finanziari del basket

Che la ComTec servisse a poco o nulla – a parte la funzione di foglia di fico, naturalmente – l’avevamo ampiamente compreso al tempo del fallimento della Montepaschi Mens Sana nel 2014. Serviva solo a certificare bilanci e pratiche usuali nel mondo delle società sportive, dove si trascinano i debiti da una stagione alla successiva grazie agli incassi degli abbonamenti sperando di non incrementarli. Nella bufera del fallimento, come scrisse a suo tempo La Nazione, Minucci invocò anche il mancato pagamento dell’infortunio a German Scarone, che aveva militato nella squadra 11 anni prima (2000-2003).

Adesso al posto che sarebbe dovuto essere del presidentissimo senese (eletto da 14 su 16 presidenti ma mai innalzato al trono di Legabasket) siede curiosamente e ironicamente l’uomo che portò dalla liquidazione al fallimento la stessa Mens Sana Basket, Egidio Bianchi. Si poteva credere che un commercialista che aveva vissuto la problematica da un punto di vista privilegiato – dall’interno senza esserne responsabile – potesse cambiare un modus operandi non più al passo con i tempi ma le notizie odierne, che scoperchiano un pentolone a lungo taciuto con le “rivelazioni” della Gazzetta dello Sport sulla pallacanestro Cantù, non ci confortano per nulla.

E che fanno apparire quelli che in Assemblea hanno deciso che dalla stagione 2019-20 la serie A passerà da 16 a 18 squadre come i musicisti del Titanic, che continuavano a suonare mentre la nave affondava… Peggio ancora, se è vero che la modalità che ha scelto il legislatore per l’approntamento dei bilanci in macrovoci nelle cui pieghe può di fatto entrare soltanto una tardiva ispezione della Guardia di Finanza  favorisce qualsiasi malcostume, da un’altra essendo Legabasket una entità privatistica che si dà le sue regole basterebbe pretendere dai club una più accurata suddivisione delle poste di bilancio per far emergere le irregolarità. Altro che minacciare riforme epocali che poi non si realizzano mai.

Saliranno in serie A club virtuosi veramente o club che allungheranno la lista di quelli di cui si scoprono “problemi” nel bilancio solo quando arrivano lodi dal BAT con sentenza? In questi giorni l’Italia sta varando il “Job Act Autonomi”: i professionisti titolari di partita IVA dovranno obbligatoriamente essere pagati entro 60 giorni dalla data della fattura. Una buona regola che dovrà essere applicata anche dalle società di pallacanestro e di cui la ComTec potrebbe chiedere i saldi prima di certificare i bilanci. Certamente, leggendo queste parole, a moltissimi amministratori di società sportive sta scappando un sorriso amaro, ma bisogna che comprendano che il mondo sta sempre più rapidamente cambiando e andrà avanti anche senza di loro. Il nuovo palazzo di Cantù non è il toccasana ma un mezzo per cavalcare il cambiamento – ma a sentire le notizie in arrivo potrebbe non essere Gerasimenko a cavalcare le sue. Occorre cambiare mentalità, progettualità e pensare alla pallacanestro come a uno sport professionistico. Che lo è da tantissimi anni – l’unico insieme al calcio – ma con troppi dirigenti dilettanti che non lo sanno, o non lo vogliono sapere o, peggio, non l’hanno mai capito.

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