Jannik Sinner continua a scrivere numeri impressionanti anche nei dettagli meno appariscenti del suo dominio. Con la vittoria su Ugo Humbert al Masters 1000 di Monte-Carlo, l’azzurro ha portato a 36 la sua striscia di set consecutivi vinti nei tornei Masters 1000, un dato che parte dal torneo di Parigi dello scorso autunno e comprende anche i trionfi a Indian Wells e Miami.
La continuità di Sinner in questi eventi è impressionante: oltre ai 36 set vinti di fila, il successo contro Humbert gli ha consegnato anche la 18ª vittoria consecutiva nei Masters 1000, confermando uno stato di forma che ormai dura da mesi. Nel match del Principato, il numero 2 del mondo si è imposto con grande autorità, lasciando appena tre game al francese e iniziando nel migliore dei modi anche la sua campagna sulla terra battuta.
A colpire è che lo stesso Sinner sembri quasi sorpreso da una statistica del genere. Nell’intervista concessa a Tennis Channel dopo il match, l’azzurro ha commentato così il traguardo: “È una follia. Significa molto. È una statistica bella da avere, ma allo stesso tempo la cosa più importante è vincere la partita”. Una risposta perfettamente in linea con il suo approccio: apprezzare il dato, senza però permettere che diventi una distrazione rispetto all’obiettivo principale.
Ed è probabilmente proprio questa la chiave del suo momento. La serie nasce infatti da una lunga sequenza di partite vinte senza mai concedere set in tornei di altissimo livello, ma Sinner continua a leggere tutto attraverso una prospettiva molto concreta: conta avanzare, conta vincere, conta restare lucidi. Il resto, anche quando fa rumore, viene dopo.
Monte-Carlo, in questo senso, rappresenta anche un test importante. Dopo aver dominato sul cemento con il Sunshine Double, Sinner ha aperto la sua stagione sulla terra senza perdere continuità, mostrando subito solidità e adattamento. La striscia dei 36 set racconta il livello raggiunto, ma anche la capacità di trasferire fiducia e controllo da un torneo all’altro, da una superficie all’altra.
Il record, insomma, è pesante. Ma ancora più significativa è forse la naturalezza con cui Sinner lo porta avanti. Per lui resta solo una conseguenza del lavoro e delle vittorie. E se anche lui la definisce “una follia”, è perché questa continuità, ormai, sta davvero entrando in una dimensione fuori dal comune.
Marco Rossi
Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

