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Dalla Spagna: Alcaraz non doveva giocare Monte Carlo (o Barcellona). La critica gestione del calendario con i troppi impegni ravvicinati su terra battuta


L’infortunio al polso/avambraccio sofferto da Carlos Alcaraz a Barcellona, con il conseguente ritiro precauzionale dallo storico evento catalano, ha suscitato moltissime reazioni nell’universo degli appassionati e commentatori. Ancor più in Spagna dove, leggendo i principali media specializzati e non all’indomani dello stop sofferto dal murciano, si sottolineano alcuni concetti già espressi in passato sulla gestione degli impegni di Alcaraz ma anche del calendario ATP che nel periodo dedicato ai tornei sul “rosso” è troppo compresso per colpa dei due Masters 1000 da 12 giorni “back to back”, Madrid e Roma. Ormai la decisione dell’ATP sui tornei Premium allungati pare difficilmente reversibile (anche se Andrea Gaudenzi ha affermato lo scorso anno a Torino che una valutazione complessiva andrà fatta, insieme ai giocatori, dopo alcuni anni di questa sistemazione), pertanto sono i tennisti a doversi adeguare e tarare sforzi e programmazione allo status quo. Non è la prima volta che Carlos subisce un infortunio al braccio/polso: era già capitato proprio a Monte Carlo 2024, nei giorni antecedenti all’esordio nel torneo. È probabilmente una parte del corpo più sensibile per lo spagnolo, che gioca colpi terribilmente rapidi e in anticipo lavorando tantissimo col braccio e quindi sottoponendo l’area ad uno sforzo importante. Probabilmente c’è anche una componente di sfortuna, un impatto un po’ “storto”, ma l’aspetto della fatica nel giocare molte partite intense una dopo l’altra è un fattore che avrà avuto un peso e per questo in Spagna si evidenzia come la gestione complessiva del calendario di Alcaraz sia rivedibile e “pericolosa”. Lui ama competere e giocare, tende a non tirarsi mai indietro, come si vede anche dalle moltissime esibizioni che accetta di disputare nella off-season e in qualche buco nel calendario, ma tutto questo certamente non lo aiuta ad arrivare fresco e a posto nei massimi eventi, quelli più importanti.

A soli 23 anni (li compirà il 5 maggio prossimo) Carlos ha già sofferto in carriera diversi infortuni, perlopiù muscolari o relativi a contraccolpi alle articolazioni, come l’ultimo occorso a Barcellona; problemi legati sicuramente alla fatica e agli sforzi di un tennis che lo spinge al limite. Per questo una gestione migliore dei suoi impegni è considerata dai principali commentatori come necessaria e si prende ad esempio Jannik Sinner, il suo grande rivale, assai più oculato nelle scelte di dove e quanto giocare per arrivare – possibilmente – al top della forma atletica nei periodi più importanti della stagione. La terra battuta in Europa è certamente un momento clou per Alcaraz: i due massimi tornei in Spagna si disputano in queste settimane e per lui è difficile dire di no. Ma sono due tornei per così dire “compressi” tra Monte Carlo – appuntamento storico, ricco di fascino e importante anche per molti sponsor – e Parigi, con pure Roma nel mezzo a rendere queste settimane di eventi una vera maratona, e pure giocando il tennis più faticoso della stagione. Questo corto circuito si è creato ovviamente per colpa della decisione di allungare i due 1000 di Madrid e Roma su 12 giorni, intasando troppo il calendario e non consentendo ai giocatori top di scegliere. O costringendoli ad una scelta difficile.

Infatti nelle velate critiche rivolte ad Alcaraz dalla Spagna, si consiglia a Charlie di fare una scelta tra Monte Carlo e Barcellona, considerando imprescindibile il giocare a Madrid, visto il peso dell’evento (Masters 1000). Ma non è una decisione facile: il torneo del Principato ha implicazioni proprie importanti, è il primo grande torneo su terra battuta, ha una tradizione enorme… Come importantissima in Spagna è la tradizione dell’ex “Godò”, il torneo più storico del paese, assai più rispetto a Madrid, evento più nuovo e che si disputa pure in condizioni per così dire anomale tra altura e tipo di terra battuta, assai più secca e totalmente diversa da quella che i giocatori troveranno poi a Roland Garros. Tirando le somme, per dirla alla Gino Bartali, “gli’è tutto sbagliato, gli’è tutto da rifare…”, il calendario non aiuta affatto e se non si fanno scelte il rischio di incappare in problemi fisici volendo giocare uno dietro l’altro tutti i tornei – quando si arriva sempre in fondo o quasi, come per Alcaraz – è altissimo.

Oltretutto è anche la storia, seppur breve, della carriera di Alcaraz in questa parte di stagione a confermare che volendo giocare tutto… non funziona. Ogni anno il giovanissimo campione di Murcia ha accusato qualche problema. Nel 2022 infatti Alcaraz, ancora acerbo seppur competitivo, perse subito al primo turno a Montecarlo, e questo forse paradossalmente lo aiutò a presentarsi a Barcellona in grande forma, vincendo il torneo e bissando poi il successo a Madrid, dove sbaragliò il campo mostrando che razza di potenziale avesse sul “rosso”. L’infortunio arrivò nelle fasi finali del torneo della capitale spagnola, un problema alla caviglia, non grave ma che lo spinse a rinunciare a Roma. Si presentò quindi a Parigi in buone condizioni, arrivando nei quarti (dove si arrese a Alexander Zverev). Nel 2023 Alcaraz scelse di non giocare Montecarlo: la decisione fu ottima per il rendimento nei tornei successivi, dove arrivò fresco e ben preparato, tanto da confermare i successi dell’anno prima sia a Barcellona che a Madrid. A Roma decise di giocare ma incappò in una giornata “no” contro Marozsan. Al Roland Garros disputò un buon torneo ma si arrese in semifinale contro Djokovic, in un match condizionato da un forte attacco di di crampi, un mix di fatica e tensione. Nel 2024 a Montecarlo arrivò per giocare ma nei giorni antecedenti al torneo subì un infortunio molto simile a quello di questa settimana, un contraccolpo sofferto tra polso e avambraccio, e addio torneo. Lo stop lo costrinse a saltare sia Montecarlo che Barcellona, e il rientro in campo a Madrid fu per così dire “a mezzo servizio”, con una sconfitta nei quarti. Non a posto, decise di saltare Roma e a Roland Garros ritrovò condizione strada facendo, trionfando per la prima volta nello Slam “rosso”. L’aver giocato molto poco fu probabilmente un fattore decisivo al titolo finale. Nel 2025 la scelta di Alcaraz fu netta, ‘gioco tutti i tornei della stagione su terra battuta’. Non ce la fece: dopo aver vinto a Montecarlo contro Musetti in finale, si infortunò nel match per il titolo a Barcellona. Un problema muscolare non grave, ma addio Madrid. Uno stop che permise a Carlos di riposare e presentarsi tirato a lucido a Roma, dove vinse il torneo (sul rientrante Sinner in finale) e quindi ripetersi a Parigi, al termine di quella finale epica che tutti ricordiamo.

Ripercorrendo le annate di Alcaraz nell’intensa cavalcata sul “rosso” in Europa, emerge un quadro assai chiaro: per Carlos è complicato sostenere un’intera sequela di tornei su terra battuta senza incorrere in problemi fisici. Lo spagnolo ha affermato di dover ascoltare di più il suo corpo, ma alla fine cade sempre nello stesso errore: la voglia, il desiderio di competere sempre e comunque, con il “crack” dietro l’angolo. La sua storia ci insegna che uno stop imprevisto, quando non è grave, paradossalmente lo ha aiutato ad arrivare fresco e in grande forma agli eventi successivi, con molti trofei alzati al cielo. Vedremo se lo scenario si ripeterà anche nel 2026: giocherà Madrid o prudenzialmente lo salterà? Riuscirà a trionfare di nuovo a Roma e Parigi, approfittando del riposo imposto dal problema fisico? E, come si chiedono in Spagna: trarrà un insegnamento da questa ripetizione degli infortuni per programmare al meglio la ingolfatissima stagione “rossa” 2027?

Marco Mazzoni 


Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

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