È una notizia destinata a cambiare gli equilibri della stagione. Carlos Alcaraz ha annunciato ieri il forfait dagli Internazionali d’Italia e, soprattutto, dal Roland Garros, secondo Slam dell’anno. Una rinuncia pesantissima, arrivata attraverso un comunicato che però non chiarisce nel dettaglio la natura del problema al polso.
Il messaggio dello spagnolo invita alla prudenza, ma non offre indicazioni precise né sulla diagnosi né sui tempi di recupero. Ed è proprio questo l’aspetto che rende la situazione particolarmente delicata: al momento non è possibile sapere quando Alcaraz potrà tornare in campo.
La domanda è inevitabile: quanto resterà fuori dal circuito? La risposta, oggi, non può che essere prudente. Senza conoscere l’esatta entità dell’infortunio, ogni previsione resta nel campo delle ipotesi. Le lesioni al polso possono avere caratteristiche molto diverse e, di conseguenza, tempi di recupero molto variabili.
Per provare a orientarsi, si possono guardare alcuni precedenti. Il caso più vicino, in Spagna, è quello di Rafael Nadal, che nel corso della carriera ha dovuto fare i conti due volte con problemi al polso. Nel 2014 il maiorchino si fermò per un infortunio alla mano destra rimediato in allenamento: con fisioterapia, tutore e riposo riuscì a rientrare dopo circa tre mesi, saltando tornei importanti come Canada, Cincinnati e US Open.
Nel 2016, invece, Nadal fu costretto a ritirarsi dal Roland Garros per una tenosinovite al tendine estensore ulnare del carpo, una struttura importante per la stabilità del polso. In quel caso saltò anche Wimbledon e rimase fuori per circa due mesi, tornando poi in occasione dei Giochi Olimpici.
Applicando questi riferimenti alla situazione di Alcaraz, pur con tutte le cautele del caso, uno stop tra due e tre mesi non sarebbe uno scenario impossibile. Questo significherebbe, nel migliore dei casi, rivederlo in campo tra metà e fine giugno. Ma la sua presenza a Wimbledon diventerebbe comunque molto incerta. Se invece i tempi dovessero allungarsi, il rientro potrebbe slittare direttamente alla tournée americana sul cemento, con lo US Open come grande obiettivo.
Il problema principale, però, resta sempre lo stesso: nessuno può stabilire un calendario realistico finché Alcaraz e il suo team non chiariranno quale sia l’infortunio. Ogni valutazione, per ora, è solo una supposizione.
C’è poi un altro tema: la gestione del calendario. Alcaraz aveva scelto di affrontare una stagione sulla terra molto intensa, con l’idea di giocare praticamente tutti i grandi appuntamenti. Una decisione comprensibile per un campione giovane, ambizioso e desideroso di competere, ma che inevitabilmente aumenta i rischi in una fase dell’anno molto esigente dal punto di vista fisico.
Già nella scorsa stagione lo spagnolo aveva avuto problemi fisici durante la primavera, arrivando alla parte centrale della terra battuta non nelle migliori condizioni. Questa volta lo stop è ancora più pesante, perché lo priva direttamente di Roma e Roland Garros, due tornei fondamentali per prestigio, classifica e fiducia.
L’infortunio può essere frutto di sfortuna, certo. Nel tennis basta poco: un movimento sbagliato, un sovraccarico, una partita troppo intensa. Ma il caso potrebbe portare Alcaraz, in futuro, a riflettere con ancora più attenzione sulla programmazione. Per un giocatore del suo livello, l’obiettivo principale deve essere arrivare al massimo della condizione nei tornei dello Slam. Tutto il resto conta, ma non allo stesso modo.
In questo senso, il paragone con Jannik Sinner è inevitabile. L’italiano ha dimostrato più volte di essere molto selettivo nella scelta dei tornei, senza farsi troppi problemi a rinunciare a un ATP 500 o anche a un Masters 1000 se ritiene che il suo fisico non sia pronto. Alcaraz, invece, ha ancora quella spinta naturale a voler giocare tanto e vincere ovunque. Una qualità straordinaria, ma che in un circuito sempre più duro può diventare un rischio.
La sua assenza apre scenari importanti anche per gli avversari. Senza Alcaraz, il Roland Garros perde uno dei suoi grandi favoriti e il tabellone potrebbe offrire una grande occasione a Sinner. Lo stesso discorso vale per Wimbledon: se lo spagnolo non dovesse recuperare in tempo, l’italiano potrebbe ritrovarsi con una chance ancora più concreta di conquistare un altro titolo pesantissimo.
Per Alcaraz, adesso, la priorità è una sola: guarire completamente. Forzare il rientro sarebbe il pericolo più grande, soprattutto con un problema al polso, una zona fondamentale per un giocatore che costruisce il suo tennis su potenza, accelerazioni e cambi di ritmo improvvisi.
Francesco Paolo Villarico
Fonte: http://feed.livetennis.it/livetennis/

